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Sala d’aspetto
Brano di Alessandro Rosato (listen now)

“Scusi” mi dicono all’ingresso, “il medico è in ritardo, la vedono al più presto”
Sulle finestre il mio riflesso, invidio il vento fuori
Com’è triste vedersi qui dentro da soli

Era la quinta sala d’attesa in tre giorni
Le malinconie degli ospedali hanno tutte gli stessi contorni
Le speranze nelle tasche insieme a qualche impegnativa
Ma negli occhi quell’ombra che ricorda i brutti sogni

Non amo mai sedermi, se no inizio coi pensieri
Rimango come se mi trovassi lì per caso, in piedi
Ma guardando gli altri nel loro volto teso
Che ricordo perché sono qui arreso anch’io

E il vento fuori è libero e forte davvero
Lo sento, mi avvolge, mi stringe sincero
Sogno di planare e sedermi sul tetto
Ti vedo, ti sento, sono qui fuori ti aspetto

Vorresti una mano che
Ti aiuti a guardare lontano
Una sala d’aspetto
Un “sono qui fuori ti aspetto”
Un cenno, noi non ce ne andiamo

Ora un’altra persona è sì da sola
Nessuno lì che la consola
Nessuna parola nell’attesa
Quale numero da fare
Se l’esame poi va male
Tocca a me nella stanza
Asterischi nella busta
La mia anima sobbalza
Poi mi viene il mal di pancia
Chiara ne parla
Sandro si ammazza
Mauro da solo
Per chi non parla e da solo si affanna
Sara, come sempre, fa finta di niente
Alessio entrerà in casa con un “ma va’, non è niente”

Vorresti una mano che
Ti aiuti a guardare lontano
Una sala d’aspetto
Un “sono qui fuori ti aspetto”
Un cenno, noi non ce ne andiamo

Vorresti una mano che
Ti aiuti a guardare lontano
Una sala d’aspetto
Un “sono qui fuori ti aspetto”
Un cenno, noi non ce ne andiamo

Quale malattia tra tutte fa più male?
Quella senza nessuno, nessuno a cui parlare
La malattia: infame, stringe, avvolge; nera colpisce chi è solo due volte. È notte

Vorresti una mano che
Ti aiuti a guardare a cercare
Una sala d’aspetto
Un “sono qui fuori ti aspetto”
Un cenno, noi non ce ne andiamo

Vorresti una mano che
Ti aiuti a guardare lontano
Una sala d’aspetto
Un “sono qui fuori ti aspetto”

E me e te
E me
Una mano e me e te, e me
Una mano e me
E me
E me
Una mano e me

Ed eccomi all’uscita che sa ancora di ingresso: “io son qui fuori, ti posso chiamare adesso?”